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22 maggio 2015

La Ritournelle360 presents A R T S: una label collettivo.



Quello che voglio proporvi oggi è un focus.
Metteremo sotto la nostra lente d'ingrandimento una label, presentandola per quello che è, per come è nata e si è sviluppata e per la concezione di musica che incarna.

Vi vogliamo presentare A R T S, un'etichetta di recente fondazione, creata in Italia nel 2013 da Emmanuel Ashoka Beddewela aka Emmanuel, dj/producer di origini Srilankesi/maldivesi, nato in Grecia e trasferitosi poi a Milano.
Tutto è partito dalla sua volontà di stampare da indipendente i primi due dischi (Emmanuel - Radice/Logic Instance EP, 2013 e Samuel L Session - Tape EP, 2013), in seguito svariati amici ed artisti hanno cominciato ad inviargli le loro produzioni: così è nata una vera e propria piattaforma/collettivo basata sulla qualità e il sicuro spessore delle tracce.

A poco a poco, trainati dalla forza di Emmanuel e dalla progressiva crescita del progetto, sono stati coinvolti alcuni tra i migliori dj/producers europei e mondiali, quali ad esempio Jonas Kopp (Throbbing EP, 2013), Terrence Dixon (Remixed EP, 2013), Dax J (Atlantis EP, 2014), Mark Broom (Nova EP, 2014), Radio Slave (Sick Note 12", 2014).
Ma non sono mancate le occasioni per scommettere, lanciare e investire su giovani alle prime esperienze come Valmay, Kiktatone, Recid, o per produrre artisti già abbastanza rodati come Cleric, Sawlin, Electric Rescue.

Nell'ambito dell'elettronica, ARTS si concentra prevalentemente sulla techno, sia nei suoi lati più duri, oscuri, potenti, quasi spigolosi, sia nei suoi lati più dolci e romantici.

E' suddivisa in altre 3 etichette sorelle, affinchè tutte le varie sfumature di elettronica possano essere coperte, il tutto in modo compatto e omogeneo: ARTS Collective che non si discosta molto dall'etichetta "madre" ma che è caratterizzata da tratti warehouse, ARTS Digital Series limitata al digitale, ARTS Transparent concentrata su produzioni deep/dub e rivolta all'esplorazione di un mondo più melodico (il classico e per ora unico esempio è Détaché - I will follow you, 12", 2015, con remix di Area Forty One e Gasometric Run).


Qua sotto ho scelto una traccia per ogni ramificazione di ARTS:

ARTS:







ARTS COLLECTIVE:



ARTS DIGITAL SERIES:



ARTS TRANSPARENT:







Qua il link di Discogs:

http://www.discogs.com/label/90144-Arts




20 aprile 2015

La Ritournelle360 presents: Edanticonf - MCMLXXXIX EP [Wolfskuil Records]

Se devo essere sincero, a parte il mio gusto soggettivo e personale, trovo artisti ed etichette anche grazie alla più completa ed anarchica casualità.

L'ultimo ed eccezionale esempio di scoperta del tutto inaspettata è Edoarzo Zerbinati aka Edanticonf, artista e sound designer di origini torinesi che con il suo EP "MCMLXXXIX", uscito in vinyl only il 23 marzo scorso su Wolfskuil Records, ci fa fluttuare negli angoli più reconditi e lontani dello spazio.

"1989.1", prima delle due tracce che compongono l'EP, parte lenta, 120 bpm, con ritmi sincopati e i kicks accompagnati da un sample di gocce d'acqua:
poi fa il suo ingresso un unico potentissimo synth che, impennandosi e abbassandosi a intervalli regolari, fa da struttura portante, unendosi a basso e melodia principale in un'ipnotica spirale lunga 8 minuti.

"1989.2" è al contrario più veloce, con ritmi più sostenuti, è costruita sulla base di un basso che fin dall'inizio impone la sua presenza scandendo il tempo.
Una traccia che trasporta l'ascoltatore per tutta la sua durata grazie ai suoni "trance" dalla quale è composta, grazie alla melodia, minimale ed eterea, e con l'aiuto di accelerazioni improvvise al timbro generale.
Anche in 1989.2 il tema principale sembra essere il tentativo di far percepire l'infinito dei paesaggi lunari: un viaggio cosmico, quello regalatoci da Edanticonf.

Qua potete ascoltare o acquistare l'ep, mentre qua sotto potete ascoltare MCMLXXXIX dalla pagina Soundcloud dell'artista.








20 febbraio 2014

Four Tet + Terror Danjah - Killer


Il lato A del nuovo singolo rilasciato da Kieran Hebden (aka Four Tet) e realizzato insieme al conterraneo Terror Danjah  si chiama "Killer"; non so quanto sia voluto l'accostamento di significato in campi così differenti ma il pezzo in questione ha la stessa funzione di un killer affamato e desideroso di espletare la sua funzione: uccidere. Colpisce, lascia tramortiti con le sue drum machine dritte e presenti, i suoi synth che trasudano viscelarità terrestre, riaffermata anche da bassi che sobbalzano in moto perenne. Se non ci credete provate a sentire cosa succede dopo il primo ascolto e poi fate i complimenti alla conclamata genialità di Four Tet, oramai affermato come artista completo capace di spaziare da un genere all'altro senza mai abbassare la sua capacità e il suo livello creativo.